IL MIO BAMBINO NON PARLA ANCORA: ECCO PERCHE’


Prima dell’anno, il bambino è in grado di comprendere diverse parole, osserva interessato oggetti che lo coinvolgono emotivamente e ne riconosce il suono. Associa parole agli oggetti che lo circondano. La sua comunicazione si forma a partire da competenze non verbali per arrivare intorno al primo anno di vita con la produzione delle prime parole “babbo , mamma, pappa”. Questa tempistica è molto variabile, infatti un bambino può sviluppare bene il linguaggio nonostante abbia prodotto le sue prime parole dopo i 18 mesi di vita.

A due anni, la maggior parte dei bambini è in grado di pronunciare, più o meno correttamente, 50 parole, e di comprenderne anche più del doppio, utilizzando contemporaneamente gesto e parola. A due anni e mezzo iniziano le prime combinazioni di parole ("pappa buona"). Questo checkpoint è invece molto importante, ci permette di fare una prima analisi degli stimoli recepiti dal bambino che permettono l’espressione di un buon linguaggio.


Se il vostro bambino non ha ancora raggiunto i primi vocaboli intorno ai due anni e mezzo, allora cominciamo a chiederci:


1.Il bambino è interessato a quello che gli accade intorno? Esplora lo spazio intorno a sé, si gira se sente una voce o un suono familiare o un rumore improvviso? Condivide dei giochi? Cerca gli altri bambini?


2. Risponde se lo chiamate? Si gira e vi guarda negli occhi? Risponde, anche senza girarsi?


3. Sembra comprendere quello che gli viene detto? Esegue semplici comandi come "vai a prendere la palla"? La risposta, anche se solo con i movimenti, è coerente con la vostra domanda?


4. Vi guarda negli occhi durante il gioco o quando gli parlate? Usa lo sguardo per "chiedere" la vostra attenzione o un oggetto?


5. Si aiuta coi gesti per farsi capire? Indica con il gesto per richiedere un oggetto o un'azione? Mostra o dà quello che ha in mano? Fa gesti di routine, come soffiare per "scotta", oppure mette l'indice sulla guancia per dire "buono" o fa capire che "è finito" con il gesto delle manine?


Se tutte queste componenti sono presenti, allora è necessario sincerarsi di quale competenza diamo per acquisita ma forse non è stata adeguatamente identificata.


Se sono presenti solo alcune competenze, allora sarà opportuno chiedere consiglio al pediatra e/o successivamente al logopedista. Il cinico saprà compiere un analisi più specifica degli sviluppi comunicativi del bambino.


Il logopedista esamina le capacità conversazionali del bambino e le sue capacità di esprimersi attraverso il linguaggio tramite prove e colloqui allo scopo di individuare i suoi punti deboli e i suoi punti di forza. La valutazione logopedica comprende un primo colloquio con i genitori per raccogliere informazioni sullo sviluppo comunicativo e linguistico del bambino e sulle sue modalità comunicative con una breve osservazione del bambino e la compilazione della sua cartella.

Il ruolo del logopedista?

La valutazione del linguaggio avviene sempre in contesti ludici con somministrazione di test standardizzati. I test permettono di comprendere l’esistenza di un ritardo e la sua entità.

La percentuale di bambini con un forte ritardo linguistico a due anni oscilla tra il 9% e il 17% con una prevalenza di maschi rispetto alle femmine.

I bambini che parlano tardi vengono in genere identificati con questo criterio: producono meno di dieci parole diverse ( nella fascia di età 18-23 mesi) o producono meno di 50 parole diverse e nessuna combinazione di almeno due parole (nella fascia di età di 24-34 mesi).

L’ampiezza del lessico di produzione viene in genere stabilita attraverso un questionario fornito ai genitori (Caselli & Casadio, 1995), ma viene poi riesaminata attraverso osservazioni dirette. E’ importante escludere che ci siano fattori cognitivi, percettivi, neurologici, alla base del ritardo linguistico. Questo viene in genere appurato somministrando un test di efficienza intellettiva, compiendo un esame audiologico e neurologico.


E’ anche importante stabilire se il bambino abbia una comprensione lessicale buona, utilizzando ancora una volta un questionario per i genitori oppure qualche semplice test di conoscenza lessicale.

Vengono definiti “bambini che parlano tardi” (late talkers, i soggetti che hanno un normale sviluppo intellettivo e socio-affettivo, e che non hanno alcun apparente danno neurologico.

Una comune caratteristica dei bambini che parlano tardi è un forte ritardo fonologico che si accompagna al ritardo nella produzione lessicale.

Molti bambini che a due anni hanno una produzione fonologica e lessicale immatura, tipica di soggetti più piccoli, intorno ai tre anni sembrano aver recuperato il ritardo: hanno un lessico piuttosto ampio, molti dei loro enunciati sono comprensibili e iniziano a combinare parole. Questi bambini sono definiti in inglese con una graziosa espressione, late bloomers, bambini che sbocciano tardi.

In conclusione si consiglia di adottare sempre un approccio interattivo e stimolante nei confronti dello sviluppo comunicativo del bambino, al contrario dell'approccio "Wait and see" (guarda e osserva). Un bambino stimolato corretamente che non ha fattori di rischio per una dificoltà o disturbo neuroevolutivo, produrrà e comprenderà un linguaggio funzionale alla vita quotidiana con interazioni sociali adeguate.



Dott. Giulio Monciatti

Logopedista






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